Ho scoperto una attività molto divertente. Bisogna avere tempo e pazienza da perdere.
Entrare in un negozio che vende qualcosa che non ci interessa assolutamente e dimostrarsi interessati all'acquisto. Tutto ciò che succede dopo, è molto meglio di un documentario. Io l'ho sperimentato in un negozio di materassi.
Quando siamo realmente interessati a fare un acquisto, a spendere il meno possibile e uscire dal negozio soddisfatti, siamo troppo attenti, tesi sul chivalà. Vogliamo aggirare le trappole che presumiamo il venditore ci apposterà e quindi non ci lasciamo andare. Non ci godiamo quella splendida situazione che è "Qualcuno che cerca di convincere qualcun'altro a comprare".
Ma se la merce in questione non ci interessa minimamente e sappiamo che non una moneta uscirà dal nostro portafogli, siamo sufficientemente rilassati per cogliere tutto nei minimi dettagli, ogni singola parola, mossa o gesto del venditore.
Nel negozio di materassi sono entrato un po timidamente, come in realtà faccio sovente anche quando devo comprare: "Si, grazie. Do solo un occhiata" . Poi ho fatto intendere di voler sapere la differenza fra materassi con le molle e materassi schiumati e là ho visto il guizzo neggli occhi del venditore. Riuscivo a leggergli in faccia il "Ora ti prendo!", l'orgasmo degli agenti commerciali. E ha iniziato a raccontarmela tutta. Ma tutta tutta. Un' ora e quindici minuti di colloquio. Abbiamo parlato dei giovani italiani, del futuro, dell'America. Della televisione. Certamente anche di materasso reclinabile che facilita la discesa dal letto per gli anziani. Delle telenovelle. Di scissione dell'atomo. Di consegne a domicilio e del riciclaggio del denaro sporco attraverso la vendita di materassi scadenti.
Ammicchi. Momento hard core. Poi il momento di saggezza. L'avvicinamento. Il contatto fisico. Tutto volto a mostrare un sincero e appassionato interesse nei miei confronti. Verso me personalmente. Non i materassi, non i soldi. Quelle sono cose venali. E' il rapporto sociale che conta.
Eccellente. Non vedo l'ora di rifarlo. Suggerimenti per la prossima ?
Oggi in radio, un capolavoro di logica :
Gli immigrati clandestini stanno gonfiando le carceri italiane fino all'insostenibile. Non c'è più spazio. Bisogna mettere un freno perchè quelli vengono in Italia per delinquere; furti, scippi, rapine, spaccio di droga. E quand'anche questi clandestini vengono arrestati, nel giro di ventiquattro ore vengono rilasciati, proprio perchè clandestini. Neanche un giorno di galera si fanno.
On.Scajola dixit
Fontivegge è il nome del quartiere della stazione dei treni di Perugia. Fin dai primi anni dello scorso secolo, la zona ospitava lo stabilimento di produzione della Perugina, ma nei primi anni Ottanta, conseguentemente al trasferimento in periferia deggli impianti, l'intero volto del quartiere fu ridisegnato. L'incarico fu affidato al notevole architetto Aldo Rossi.

Uscendo dalla stazione ferroviaria si vede un complesso di edifici che non lascia intendere nulla.
Il blocco a sinistra è un supermercato; nella migliore e più antica tradizione etrusco-perugina di ottenere spazi vitali da anfratti bui e incuneati, è stabilito un importante terminal di autobus urbani in un sottopassaggio alla base dell'edificio. Essendo scarsa l'illuminazione naturale e scadente quella artificiale, questo ambiente risulta scarno e degradato, malgrado sia un crocevia di persone. Il forte odore di cipolla fritta sempre presente rimane per me un mistero, non essendoci nel raggio di diverse decine di metri alcun ristorante o gastronomia.
Da questo sotterraneo partono centralmente due scale mobili che permettono di accedere alla piazza vera e propria. Uguale compito ce lo hanno le scalinate laterali esterne. La piazza di pianta rettangolare è chiusa per tre lati da alti edifici. Il lato aperto invece confina con un prato recintato adibito all'espletamento di funzioni corporee degli animali domestici. Questa piazza rimane dunque completamente invisibile.

In mezzo alla piazza sorge una fontana. Due alte pareti in marmo confinano una stretta e ripida scalinata. Dal livello dell'ultimo scalino l'acqua sgorga nel verso opposto alla scalinata.

L'edificio più maestoso è la sede della Regione Umbria.

Si presenta come una vera e propria fortezza. Un colonnato alto tra i 12 e i 15 metri marca l'ingresso al Palazzo. Il cittadino ha la sensazione di presentarsi al cospetto di un'entità superiore, al cui confronto si sente piccolo e ininfluente. La facciata che appoggia sopra al colonnato è priva di finestre e rafforza l'idea di imperscrutabilità di ciò che è contenuto al suo interno. Il timpano soggiacente aggiunge ancora un carico simbolico mistico.

All'ingresso si arriva tramite una scalinata che impedisce però da sotto, la visuale del portone. Non è una scalinata lunga, ma le colonne creano zone di ombra e di luce e percorrendola non si riesce a intuire la presenza di altre persone. La sensazione è quella di essere osservati nascostamente.

Sul lato opposto della piazza c'è un massiccio condominio razionalista. Alla sua base ci sono alcuni esercizi commerciali e un fast food, resi invisibili dal porticato in pietra.

L'intera piazza è scarsamente frequentata. Non è un luogo di transito. Non collega niente a nulla. L'accesso è difficile e non gradevole. I molti punti ciechi, come il colonnato, la fontana e i portici, contribuiscono a creare una sensazione di claustrofobia, paradossale se si considera di essere in uno spazio aperto di notevoli dimensioni. L'edificio della politica va fortemente contro tutti i criteri di trasparenza e confort che dovrebbero regolare i rapporti con il cittadino. Certo l'impatto estetico è notevole. Una foto o un quadro di questa piazza non sono banali. Ma questo "bello teorico" è andato tutto a scapito della vivibilità e dell'usabilità di uno spazio pubblico.
Una piazza non deve essere un museo d'arte contemporanea.
(altre foto sul mio flickr: http://www.flickr.com/photos/massi3v/ )
Allora è vero. Siamo in campagna elettorale.
SILVIO
Sei battuto. e' inutile resistere. Non lasciarti distruggere. Non ti rendi ancora conto della tua importanza. Hai solo cominciato a scoprire il tuo potere. Vieni con me e io completerò il tuo addestramento. Unendo le nostre forze possiamo mettere fine a questo conflitto distruttivo e riportare l'ordine nel paese.
WALTER
Non verrò mai con te!
SILVIO
Se tu solo conoscessi il potere del lato oscuro. Obi Wan KeProdi non ti ha mai detto cosa accadde a tuo padre.
WALTER
Mi ha detto abbastanza. Mi ha detto che sei stato tu ad ucciderlo.
SILVIO
No. Io sono tuo padre.
WALTER
Non è vero. Non è possibile.
SILVIO
Cerca dentro di te. Tu sai che è vero.
WALTER
Nooooo, nooo.

Il popolo non si è risparmiato e, complice il giorno di festa patronale, ha voluto subito mettere il naso sopra al binario rosso. Dal mattino fino alla chiusura serale una lunga coda di persone ha cinto la stazione di Pian di Massiano; il fatto che la coda non si sia estinta neanche quando l'ultima briciola di torc'lo di S.Costanzo è stata polverizzata, denota un interesse o curiosità reale dei perugini nei confronti di questa novità.
Durante il giretto test non mi è sembrato di incontrare neanche un fervente oppositore; solo qualche volantino di Forza Nuova gettato a terra, ma mi son fatto l'idea che chi si è sgolato contro il minimetrò negli scorsi anni, all'inaugurazione di ieri non ci fosse. Certo i sarcastici erano parecchi; i migliori quelli esistenzialisti :"E adess che so arivato al centro che ce fo ?" . Lungo il tragitto gli abitanti si sono sbizzarriti con gli striscioni ai balconi: dal paranoico "Il rumore non ci lascia vivere" al pecoreccio "ve se 'ntruppasse 'l macinino".
L'utilità di questo brucomela per riuscire a muoversi in questa città è per me fuor di discussione e, da forestiero, in tutti questi anni di costruzione sono rimasto sempre sconcertato dalle polemiche. Tra le cose carine che ho notato ci sono i muri che sembrano carta da pacchi accartocciata e la stazione di arrivo, con il meccanismo di scambio di binario bene in vista, una sala macchine a cielo aperto, che dà una sensazione di intimità e confidenza tecnologica. Un bel esempio di trasparenza tecnica.
Un unico Grande Neo: l'orario di chiusura. Ore 21 nei feriali e 20.30 nei festivi. Come a dire "Di sera in centro NON CI DOVETE VENIRE !!!"
Ma a che serve, allora.
Parlare del centro, delle vie abbandonate, dei cinema che chiudono, della acropoli in balia degli studenti assassini. Tutto inutile.
Una volta di più non è la tecnica a risolvere i problemi. Una volta di più è la politica che scappa dal proprio mestiere.
Sono sempre stato un sostenitore dell'idea che la lingua corretta è quella che si parla. "A me mi" e "Ma però" si può dire. Magari farlo a scuola è svantaggioso, ma è un problema di autorità. Per scrivere, la regola potrebbe essere analoga: la lingua corretta è quella che si scrive; nel senso statistico, la lingua che utilizza un numero consistente di persone. Con buon senso, perchè se molti cominciassero a togliere l'acca dal verbo avere, la frase diventerebbe ambigua. E io non ci sto più.
Se l'uso diventa regola, Goggle diventa il Devoto Oli. "Quante Enne ha inaugurazione ?"
Google search: innaugurazione 25.300 risultati; inaugurazione 3.010.000 risultati
"La dicitura corretta è inaugurazione, con una Enne"
Stamattina, mentre tornavo a casa lungo una strada di periferia che costeggia una delle colline attorno a Perugia, ho visto un signore che aveva un bastone in mano. E lo agitava e urlava. A chi sta urlando ? Cosa gli hanno fatto, o detto ?
Dall'altro lato della strada tre galline, grosse come porcelli, stavano correndo via. Chissà verso quale libertà.
Un uomo insegue affaticato tre galline che scappano per la strada, in mezzo alla città.
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Quando c'è la nebbia mi piace ascoltare Jordi Savall, John Dowland e Fabio Vacchi. Non a caso il film che più mi ha portato nella nebbia è "Il mestiere delle armi" di Olmi.
La nebbia ti fa concentrare sulle cose davvero importanti, su quelle vicine. Ti toglie dallo sguardo le prospettive troppo lontane. E se vuoi arrivare a vedere cosa c'è più lontano, te lo fa fare poco a poco, gradualmente. E' importante la nebbia.